Hai mal di schiena da mesi? Potrebbe essere spondiloartrite: segnali e cure

Ti è mai capitato di svegliarti nel cuore della notte con la schiena “accesa”, come se qualcuno avesse stretto un morsetto sulla zona lombare? E magari, dopo aver camminato un po’ in casa, il dolore si allenta, quasi fosse la movimento-terapia a fare da antidoto. È uno di quei dettagli strani che spesso passano inosservati, ma che possono raccontare molto.

Quando il mal di schiena non è “solo mal di schiena”

La spondiloartrite non è una singola malattia, ma un gruppo di patologie reumatologiche infiammatorie che colpiscono soprattutto la colonna vertebrale e le articolazioni. Il punto che inganna è proprio questo: all’inizio sembra un comune mal di schiena, e invece ha un profilo diverso, più subdolo, più continuo.

In Italia si stima che ne siano affette tra 250.000 e 400.000 persone, e una parte significativa arriva alla diagnosi dopo mesi o anni, perché i sintomi vengono confusi con problemi “meccanici”, stress, posture, o, in alcuni casi, persino con quadri emotivi come ansia e umore basso (soprattutto nelle donne).

I segnali di allarme, quelli che fanno drizzare le antenne

Il campanello più importante è un mal di schiena che esordisce prima dei 40 anni e dura più di sei settimane. Ma non basta la durata, conta il “modo” in cui si presenta.

Ecco le caratteristiche più tipiche del dolore infiammatorio:

  • è peggiore di notte e nelle prime ore del mattino, a volte ti sveglia
  • si accompagna spesso a rigidità mattutina, quella sensazione di schiena “di legno”
  • migliora con il movimento (camminare, sciogliersi, fare esercizi)
  • non migliora con il riposo, anzi, stare fermi può peggiorare tutto

E vale la pena prendere nota se il mal di schiena:

  • dura continuativamente almeno tre mesi
  • è iniziato in età giovane (sotto i 40 anni)
  • resiste alle “solite” soluzioni, riposo, terapie standard, cambi di materasso

Non significa che sia sicuramente spondiloartrite, ma significa che merita un approfondimento mirato.

Perché la diagnosi spesso arriva tardi (e come evitarlo)

Il ritardo diagnostico nasce da un equivoco comune: trattare tutto come un dolore muscolare o posturale. La schiena, invece, in questi casi “parla” un linguaggio diverso, legato all’infiammazione.

Un percorso utile, quando i segnali sono presenti, è chiedere una valutazione reumatologica. Lo specialista può integrare storia clinica, visita, esami di laboratorio e imaging, per distinguere un dolore meccanico da uno infiammatorio e impostare un piano coerente.

Cure e trattamenti: l’approccio graduale che cambia la partita

Le raccomandazioni internazionali, come quelle EULAR, puntano su una strategia a scalini: si parte dal più semplice e si sale se la risposta non è sufficiente. L’obiettivo non è “stringere i denti”, ma ottenere una remissione prolungata e proteggere la funzionalità nel tempo.

1) Prima fase: FANS

Di solito si inizia con antinfiammatori non steroidei (FANS), provati in almeno due cicli di circa 15 giorni. In molte persone questa fase riduce dolore e rigidità in modo significativo.

2) Se non basta: farmaci biologici

Quando la risposta è inadeguata, possono entrare in gioco i farmaci biologici, in particolare:

  • quelli che bloccano il TNF alfa
  • oppure, più recentemente, quelli diretti contro interleuchina 17A

Sono terapie che richiedono monitoraggio e una scelta personalizzata, perché la parola chiave è appropriatezza.

3) La parte che non si dovrebbe mai saltare: fisioterapia e riabilitazione

Qui spesso scatta la sorpresa: nella spondiloartrite, muoversi bene non è un optional. Una terapia fisica e riabilitativa costante aiuta a mantenere elasticità, controllo posturale e uso corretto della colonna. È un investimento quotidiano, come tenere oliati gli ingranaggi.

Cosa puoi fare già da oggi (senza autodiagnosi)

Se ti ritrovi in questi segnali, l’azione più utile è organizzare le informazioni per il medico. Una piccola lista pratica:

  1. da quando è iniziato il dolore e come cambia durante la giornata
  2. presenza di rigidità al mattino e durata
  3. cosa lo migliora (movimento) e cosa lo peggiora (riposo)
  4. quante notti ti sveglia in una settimana

A volte basta mettere ordine nei dettagli per indirizzare la visita nella direzione giusta.

La domanda finale, quella che conta davvero

“È possibile che il mio mal di schiena sia spondiloartrite?” Se è iniziato presto, dura da mesi, ti sveglia di notte e migliora muovendoti, la risposta è: vale la pena verificarlo seriamente. Perché riconoscere presto un dolore infiammatorio, e trattarlo con un percorso strutturato, può cambiare radicalmente la traiettoria della malattia e la qualità della vita.

E sì, sentirsi finalmente “capiti” dal proprio dolore è spesso il primo passo verso la cura. Una parola utile da conoscere, anche solo per orientarsi, è reumatologia.

Redazione Ponderano News

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