C’è un momento, quando ti accorgi che i soldi sul conto “stanno fermi”, in cui inizi a cercare qualcosa di semplice, concreto, senza sorprese. E proprio lì entrano in scena i buoni fruttiferi postali che, nel 2026, potrebbero tornare al centro dell’attenzione grazie a formule brevi, rinnovi automatici e rendimenti più leggibili di quanto sembri a prima vista.
Di quale “nuovo buono” si parla davvero nel 2026
Non esiste un unico prodotto magico appena inventato, l’idea di “nuovo buono” per il 2026 si riferisce soprattutto all’evoluzione e alla promozione di alcune tipologie già note, con condizioni che possono cambiare nel tempo. Le varianti più citate includono:
- Buono per un Buono 6 mesi, rendimento lordo indicativo 1,25% annuo calcolato su 6 mesi, con rinnovo automatico fino a 40 volte.
- 4 anni Plus/Premium e Buono 100, con rendimento lordo indicativo fino a 3% a 4 anni (in alcuni casi legati a “nuova liquidità” o a finalità specifiche).
- Rinnova 4 anni, pensato per reinvestire somme in scadenza, con rendimento lordo indicativo 1,50%.
- 3×4, percorso più lungo con tassi crescenti fino a un indicativo 3% a 12 anni.
- Varianti indicizzate per chi vuole una protezione più legata all’andamento dei prezzi, quindi più sensibili al tema inflazione.
Il punto chiave è semplice: nel 2026 l’offerta potrebbe “spingere” di più su alcune di queste linee, ma i tassi vanno sempre verificati al momento della sottoscrizione.
Chi può richiederlo (e chi, spesso, se lo perde)
La regola generale è sorprendentemente inclusiva: possono sottoscrivere i buoni tutti i residenti in Italia, senza un requisito di reddito specifico e, nella maggior parte dei casi, senza limiti di età. Poi ci sono prodotti dedicati, per esempio:
- Buoni per minori, sottoscrivibili a favore di chi ha meno di 18 anni.
- Soluzioni orientate al lungo periodo (per esempio logiche “futuro” o pensionistiche), con meccaniche diverse.
Dove si sottoscrive e con quali importi
Puoi attivarli:
- in ufficio postale
- online, tramite app o sito, se hai l’operatività abilitata
Di solito l’importo minimo parte da 500 euro, con versamenti in multipli di 50 euro. Un dettaglio che piace a molti è l’assenza di costi di sottoscrizione e gestione.
Sicurezza e rimborso
Il capitale è garantito dallo Stato e, in linea generale, puoi chiedere il rimborso in qualsiasi momento. Attenzione però a un aspetto pratico: su alcune tipologie, per ottenere gli interessi può essere richiesto un periodo minimo di possesso (per esempio 12 mesi per certe emissioni). Se disinvesti prima, potresti riprendere il capitale ma non maturare rendimento.
Quanto rende davvero: lordo, netto e “trappole” da evitare
Qui si gioca la partita vera. I rendimenti pubblicizzati sono lordi, mentre in tasca arriva il netto dopo:
1) Tassazione: 12,5% sugli interessi (agevolata, come i titoli di Stato).
2) Imposta di bollo: spesso esente fino a 5.000 euro complessivi di buoni, oltre può scattare lo 0,20% annuo.
E c’è un terzo elemento che molti sottovalutano: fino a 50.000 euro per nucleo familiare, i buoni possono non essere conteggiati ai fini ISEE (secondo le regole vigenti, da verificare caso per caso).
Un esempio concreto (che toglie ogni dubbio)
Immagina 1.000 euro sul Buono 6 mesi al 1,25% lordo annuo.
- Interessi lordi in 6 mesi: circa 6,25 euro
- Interessi netti dopo tasse (12,5%): circa 5,47 euro
- Bollo: in genere zero se resti sotto soglia
Non è un rendimento “da brividi”, ma è lineare, leggibile, e per molti è questo il vero valore.
Quale tipologia scegliere, in modo semplice
Per orientarti senza impazzire, prova così:
- Se vuoi parcheggiare liquidità per poco tempo: 6 mesi rinnovabile
- Se punti a un obiettivo a medio termine: 4 anni (Plus/Premium o equivalenti)
- Se ti piace l’idea di un percorso graduale: 3×4 (accetti di aspettare di più)
- Se temi l’aumento dei prezzi: valuta le versioni indicizzate
L’avviso che vale oro: niente “buoni miracolosi”
Ogni tanto circolano promesse di rendimenti altissimi “garantiti” legati a bonus, rarità o collezionismo. La realtà, quella solida, sta nei buoni postali classici, con condizioni dichiarate e meccanismi chiari. Se l’offerta sembra troppo bella per essere vera, di solito è perché manca un pezzo fondamentale della storia.
La conclusione, se devo dirtela come la direi a un amico, è questa: nel 2026 i buoni possono essere una scelta sensata per chi cerca sicurezza, semplicità e una resa coerente con il rischio basso, a patto di fare due conti sul netto e scegliere la durata giusta per il proprio ritmo di vita.



